martedì 6 luglio 2010

La Libia, gli eritrei e la politica italiana

250 persone di nazionalità eritrea sarebbero al momento rinchiuse in un centro di detenzione nel sud della Libia, accusate per essere entrate illegalmente nel Paese. Che della loro sorte si stiano occupando tanti europei, e addirittura quasi tutti i partiti politici italiani, sarebbe di per sé una buona notizia (oltre che una sorpresa).

Quel che però dovrebbe far riflettere è che praticamente nessuna forza politica italiana, forse perché troppo impegnata ad attaccare o difendere le scelte dell'attuale esecutivo Berlusconi, abbia avanzato proposte concrete per uscire dallo stallo attuale, allo stesso tempo consentendo che vicende del genere non si ripetano più e permettendo che lo Stato italiano possa gestire in maniera il più possibile ordinata il fenomeno migratorio. Perché una cosa è certa: chiunque oggi riesca a dimostrare di avere cittadinanza eritrea, potrebbe ottenere lo status di rifugiato in un Paese occidentale. E lo stesso vale per decine di altri Paesi africani. E per altri Paesi al mondo. Considerati i numeri di cui stiamo trattando, una gestione del fenomeno - dicevamo - si impone. Su quali basi?

Pierluigi Bersani, segretario del Partito democratico, maggiore partito di opposizione al Governo, non lo dice. Oggi preferisce di parlare d'altro: "Dobbiamo avere una politica di integrazione e la prima è quella che costa meno: la
cittadinanza. Dall'autunno faremo partire una battaglia su questo". Al di là del discorso poco comprensibile sui "costi" delle diverse politiche di integrazione, non si capisce perché il Pd debba aspettare settembre per iniziare la sua battaglia e, soprattutto, è difficile comprendere cosa c'entri la cittadinanza con i 250 eritrei - che al massimo aspirerebbero, se arrivassero in Europa, allo status di "rifugiati" -.

Qualche idea, soprattutto a sinistra, potrebbe venire dal primo discorso di politica estera della nuova premier laburista australiana, Julia Gillard. (Domani, se riusciremo a mantenere un minimo di costanza da blogger che si possano definire tali, vedremo in dettaglio cosa ha proposto il capo del governo di uno dei maggiori paesi di immigrazione del mondo contemporaneo).