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venerdì 12 maggio 2017

Guardia costiera libica e barconi dei migranti. Una prima volta

Ieri una nave della Guardia costiera libica ha intercettato un barcone che avrebbe avuto a bordo circa 300-500 immigrati, diretto verso l'Europa, e lo avrebbe riportato indietro al porto di Tripoli. La notizia nelle prime ore è sottovalutata, nonostante potrebbe segnalare – il condizionale è d'obbligo, vista la situazione del paese nordafricano – un piccolo cambiamento di politica da parte delle autorità libiche. Qui, in lingua inglese, potete leggere il resoconto più dettagliato su quanto accaduto. Di seguito, invece, il seguito polemico di oggi riportato dall'Ansa.

La Marina libica ha denunciato che un'ong tedesca, la "Sea Watch", ostacolato un'operazione di salvataggio di migranti condotta dalla sua Guardia costiera al largo della Libia. La denuncia emerge da dichiarazioni rese dal portavoce della Marina libica, il generale Ayob Amr Ghasem. Un'imbarcazione della Ong ha cercato di impedire l'intervento di una motovedetta libica minacciando uno speronamento, si sostiene in un testo messo a disposizione dell'ANSA dal portavoce.

martedì 7 settembre 2010

Le ragioni del Colonnello Gheddafi

Chi scrive non ha in simpatia il dittatore libico, Muammar Gheddafi, che anche quando chiude "buoni" affari con l'Italia, resta un autocrate spietato dal passato truculento e dal presente poco conosciuto. Eppure Mario Deaglio, sulla Stampa, fa bene a prendere sul serio alcune delle parole di Gheddafi, in particolare quelle in materia di immigrazione.

Ecco cosa ha scritto tra l'altro Deaglio sulla Stampa del 1 settembre:
[...] E qui, purtroppo, occorre prendere atto di un’amara verità: quando parla del futuro dell’Europa e dell’Africa, il colonnello ha sostanzialmente ragione. Dietro al suo discorso ci sono cifre non confutabili. Nelle più recenti statistiche demografiche delle Nazioni Unite, la popolazione dell’Europa nel suo complesso è valutata a circa 730 milioni, Russia compresa (circa 450 se si considera soltanto l’Europa Occidentale); gli abitanti dell’Africa "nera", ossia dell’Africa sub sahariana sono circa 860 milioni. C’è quindi poco più di un africano "nero" per ogni europeo, mentre sessant’anni fa c’erano quasi tre europei per ogni africano. Intorno al 2030, secondo proiezioni statistiche attendibili, gli africani "neri" per ogni europeo saranno quasi due.

La popolazione africana "nera" cresce infatti di oltre 20 milioni l’anno e per conseguenza raggiungerà il miliardo nel 2017, nel 2020 sarà attorno a un miliardo e 80 milioni, nel 2030, in un’ipotesi media di crescita, circa 1.300 milioni. La popolazione europea rimarrà stazionaria fino al 2020 e comincerà a perdere oltre un milione di persone l’anno dopo quella data. Queste cifre già lasciano supporre che la popolazione dell’Africa sub-sahariana sia, dal nostro punto di vista, incredibilmente giovane, e le cose stanno effettivamente così: circa il 60 per cento degli africani "neri" ha meno di 25 anni mentre appena l’8 per cento ne ha più di 65; in Europa i dati corrispondenti sono pari a circa la metà per i giovani - che sono quindi il 30 per cento del totale - e circa il doppio per gli anziani, pari al 16 per cento del totale. Questo divario è destinato a peggiorare in maniera abbastanza sensibile nei prossimi due o tre quinquenni. [...]
Una dinamica demografica di questo tipo non può che riflettersi sui flussi migratori:
[...] In confronto a noi gli africani "neri" sono mediamente poverissimi, vivono in una realtà in cui spesso è presente la guerra, sono assillati dall’Aids, in buona parte soffrono la fame, hanno un reddito per abitante (per quello che può valere questa misura) stimato attorno agli 800 - 1500 dollari contro i 30-40 mila dollari degli europei. Il lettore si ponga nei panni di un capofamiglia africano che ha a cura l’avvenire dei suoi figli: prende i suoi risparmi e a quello che ritiene più in gamba procura un posto su un autobus incredibilmente stipato sul quale le valigie di cartone sono un lusso. [...]
Ergo, se si intende essere un minimo realisti (e responsabili):
[...] Per dire «no» a Gheddafi non bastano le parole, è necessaria una proposta alternativa. Questo governo non sembra certo averla, come non sembra averla l’intera classe politica europea; e bisogna ricordare che qualsiasi proposta alternativa ha un prezzo. Tale prezzo potrebbe essere inizialmente molto elevato, specie se si prevedono iniziative che comportino forti investimenti in Africa, magari con prospettive di mutuo vantaggio economico futuro dell’Africa e dell’Europa. L’opinione pubblica europea dovrebbe convincersi che, in qualche modo, il prezzo va pagato e che le condizioni di calma alle frontiere meridionali non dureranno in eterno. [...]

martedì 6 luglio 2010

La Libia, gli eritrei e la politica italiana

250 persone di nazionalità eritrea sarebbero al momento rinchiuse in un centro di detenzione nel sud della Libia, accusate per essere entrate illegalmente nel Paese. Che della loro sorte si stiano occupando tanti europei, e addirittura quasi tutti i partiti politici italiani, sarebbe di per sé una buona notizia (oltre che una sorpresa).

Quel che però dovrebbe far riflettere è che praticamente nessuna forza politica italiana, forse perché troppo impegnata ad attaccare o difendere le scelte dell'attuale esecutivo Berlusconi, abbia avanzato proposte concrete per uscire dallo stallo attuale, allo stesso tempo consentendo che vicende del genere non si ripetano più e permettendo che lo Stato italiano possa gestire in maniera il più possibile ordinata il fenomeno migratorio. Perché una cosa è certa: chiunque oggi riesca a dimostrare di avere cittadinanza eritrea, potrebbe ottenere lo status di rifugiato in un Paese occidentale. E lo stesso vale per decine di altri Paesi africani. E per altri Paesi al mondo. Considerati i numeri di cui stiamo trattando, una gestione del fenomeno - dicevamo - si impone. Su quali basi?

Pierluigi Bersani, segretario del Partito democratico, maggiore partito di opposizione al Governo, non lo dice. Oggi preferisce di parlare d'altro: "Dobbiamo avere una politica di integrazione e la prima è quella che costa meno: la
cittadinanza. Dall'autunno faremo partire una battaglia su questo". Al di là del discorso poco comprensibile sui "costi" delle diverse politiche di integrazione, non si capisce perché il Pd debba aspettare settembre per iniziare la sua battaglia e, soprattutto, è difficile comprendere cosa c'entri la cittadinanza con i 250 eritrei - che al massimo aspirerebbero, se arrivassero in Europa, allo status di "rifugiati" -.

Qualche idea, soprattutto a sinistra, potrebbe venire dal primo discorso di politica estera della nuova premier laburista australiana, Julia Gillard. (Domani, se riusciremo a mantenere un minimo di costanza da blogger che si possano definire tali, vedremo in dettaglio cosa ha proposto il capo del governo di uno dei maggiori paesi di immigrazione del mondo contemporaneo).

domenica 30 maggio 2010

La politica estera dell'immigrazione

C'è almeno un settore delle politiche dell'immigrazione che rischia troppo spesso di rimanere nell'ombra: si tratta della formazione e della stipula di tutta una serie di accordi tra i Paesi d'origine e i Paesi di destinazione dei flussi migratori. E' un aspetto importante del tentativo di governare in maniera non soltanto emergenziale il fenomeno. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si è espresso anche sabato sul tema (vedi sotto). Sarebbe interessante tracciare una "mappatura" di questa sorta di politica estera parallela del nostro Paese.

IMMIGRATI: MARONI, ACCORDI PER PREVENZIONE PIU' IMPORTANTI CHE PATTUGLIAMENTO = Varese, 29 mag. - (Adnkronos) - "Gli accordi con i paesi di origine e di transito dell'immigrazione sono piu' importanti del pattugliamento". E' questa l'opinione del ministro dell'Interno Roberto Maroni che a Varese ha presentato alla stampa l'esito del G6 dei ministri dell'Interno europei a cui hanno presenziato anche rappresentanti degli Stati Uniti e dell'Unione europea. "L'Italia ha sviluppato in questi due anni un'azione importante di accordi con i paesi del Magreb e del Sud-Sahara e pensiamo adesso che questo lavoro debba essere fatto dalla Commissione europea per garantire una omogeneita' tra i paesi. L'accordo con la Libia -sottolinea Maroni- ha dato grandi risultati e puo' essere preso come esempio per accordi bilaterali promossi dall'Unione europea".

Il ministro torna poi a chiedere un rafforzamento dell'Agenzia Frontex "che non svolga più soltanto il ruolo di coordinamento delle politiche per fronteggiare l'immigrazione clandestina ma abbia la responsabilità diretta del controllo dei confini, della gestione dei Centri di accoglienza e dei rimpatri. Su questo c'è l' accordo del commissario europeo agli affari Interni ma è necessario un accordo comune di tutti i Paesi europei".

Maroni, infine, ribadisce la necessita' di un accordo tra la Cina e l'Unione europea per definire le politiche di immigrazione dal paese asiatico al nostro continente.