domenica 13 giugno 2010

Oliviero Beha e il mito del buon selvaggio

Per qualche ragione ho appena finito di leggere un libro di Oliviero Beha, "Dopo il diluvio" (Chiarelettere, 2010). Niente "contro-informazione", come promettono prima pagina, occhielli vari, citazioni famose nel retro di copertina e via dicendo. Nel libro c'è molta fuffa e pochi meriti. La fuffa è nell'abuso di frasi di questo genere: "La catena si è spezzata. Spesso per i giovani è meglio non avere esempi se sono quelli che sappiamo e cominciare da capo, senza radici e senza bussola". Tra le pochissime informazioni presenti, e tra quelle rilevanti che poi si contano sulle dita di una mano, segnalo invece alcuni dati di una ricerca sull'analfabetismo e il tasso di istruzione italiano svolta dal linguista Tullio De Mauro.
E l'immigrazione, cosa c'entra? Poco, se non che alla fine del libro si legge in un paragrafo una chiara esposizione del "mito del buon selvaggio" applicato alla popolazione immigrata:
E il più importante fenomeno sociale, culturale, economico e politico che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno (Beha infatti gli dedica 2 (due) pagine su 234, ndb) e che forse per questo non 'vediamo' abbastanza e 'guardiamo' solamente, è di certo quello dell'immigrazione, specie quella extracomunitaria. Cambia l'Italia, in tutti i suoi aspetti, ci cambia di dentro e di fuori, noi post-italiani, con un'umanità assai più motivata e meno 'brulla' in quel terreno prepolitico di cui parlavo prima, più legata all'essenziale e meno strafatta dal superfluo come accade da tempo ormai a noi, un'umanità già 'politica' oggettivamente ma destinata a diventarlo sempre di più senza virgolette, politica nella vita di tutti i giorni, politica nelle urne anche con tutte le battaglie, i disagi, le campagne per diritti/doveri ancora da affrontare.
Una cosa vera, subito dopo, Beha però la dice:
E mentre la Lega fa il 'viso dell'armi' a qualcuno e profitta del voto di qualche altro sul territorio, mentre l'opposizione ciarla in libertà o poco più senza una autentica politica riconoscibile fuori dalle retoriche di posizione, la Chiesa si è da un pezzo organizzata.

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