giovedì 9 settembre 2010

Controintuizioni sull'ostilità dell'opinione pubblica verso gli immigrati

Una delle teorie che più mi ha colpito studiando il caso australiano, è quella che discende dallo studio - da parte di analisti come Katharine Betts - delle serie storiche dei sondaggi nell'opinione pubblica: una politica "ferma" sull'immigrazione - o apparentemente restrittiva - va spesso a braccetto con un tasso inferiore di ostilità degli autoctoni nei confronti degli immigrati.

L'ultimo sondaggio in materia, pubblicato dal Financial Times, sembra grossomodo avallare questa osservazione. "Più di 6 Inglesi su 10 - scriveva lo scorso 6 settembre il quotidiano della City - ritengono che l'immigrazione nel Regno Unito stia diminuendo la qualità della vita. Il che suggerisce, secondo l'analisi demoscopica realizzata, che gli inglesi siano più ostili nei confronti degli immigrati di quanto non siano le persone di Francia, Germania, Spagna o Italia". Qual è lo Stato che segue subito dopo in quanto a tasso di "ostilità" nei confronti dei nuovi arrivati? La tollerantissima e socialisteggiante Spagna. A Madrid la disoccupazione è attorno al 20 per cento, e forse qualche legame con l'attuale atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti degli immigrati c'è.

Sorpresa: Italia e Francia, nelle ultime settimane al centro delle polemiche della carta stampata per alcune loro scelte in materia di immigrazione - definite eccessivamente restrittive, per usare un eufemismo - risultano meno ostili di altri Stati europei. La fermezza, forse, è l'anticamera della ragionevolezza?

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