Una delle teorie che più mi ha colpito studiando il caso australiano, è quella che discende dallo studio - da parte di analisti come Katharine Betts - delle serie storiche dei sondaggi nell'opinione pubblica: una politica "ferma" sull'immigrazione - o apparentemente restrittiva - va spesso a braccetto con un tasso inferiore di ostilità degli autoctoni nei confronti degli immigrati.
L'ultimo sondaggio in materia, pubblicato dal Financial Times, sembra grossomodo avallare questa osservazione. "Più di 6 Inglesi su 10 - scriveva lo scorso 6 settembre il quotidiano della City - ritengono che l'immigrazione nel Regno Unito stia diminuendo la qualità della vita. Il che suggerisce, secondo l'analisi demoscopica realizzata, che gli inglesi siano più ostili nei confronti degli immigrati di quanto non siano le persone di Francia, Germania, Spagna o Italia". Qual è lo Stato che segue subito dopo in quanto a tasso di "ostilità" nei confronti dei nuovi arrivati? La tollerantissima e socialisteggiante Spagna. A Madrid la disoccupazione è attorno al 20 per cento, e forse qualche legame con l'attuale atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti degli immigrati c'è.
Sorpresa: Italia e Francia, nelle ultime settimane al centro delle polemiche della carta stampata per alcune loro scelte in materia di immigrazione - definite eccessivamente restrittive, per usare un eufemismo - risultano meno ostili di altri Stati europei. La fermezza, forse, è l'anticamera della ragionevolezza?
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
giovedì 9 settembre 2010
mercoledì 8 settembre 2010
I numeri del declino demografico italiano
Sul Wall Street Journal di ieri, martedì 7 settembre, Giulio Meotti, giornalista del quotidiano italiano il Foglio, passa in rassegna alcuni utili dati sulle tendenze demografiche in Italia:
[...] The number of births has been outpaced by the number of deaths every year since 1994. This Catholic country that has always been stereotyped as the land of big, close-knit families, has attained one of the world's lowest levels of fertility. In the 1960s, the overall fertility rate was two children per couple. We are now at what demographers call "lowest-low" fertility: 1.3 births per woman. James Vaupel, director of the Max Planck Institute for Demographic Research in Germany, estimates that if the current trend continues, Italy's population could drop to 10 million by the end of this century, one-sixth of today's population. [...] Italy is not alone in committing demographic suicide. There is not a single country in Europe where people are having enough children to replace themselves. But Italy is the first country in the world to experience what is known as "the crossing-over", where the number of people who are over 60 exceeds the number of those who are under 20.
Etichette:
demografia,
Italia,
tasso di fertilità
martedì 7 settembre 2010
Le ragioni del Colonnello Gheddafi
Chi scrive non ha in simpatia il dittatore libico, Muammar Gheddafi, che anche quando chiude "buoni" affari con l'Italia, resta un autocrate spietato dal passato truculento e dal presente poco conosciuto. Eppure Mario Deaglio, sulla Stampa, fa bene a prendere sul serio alcune delle parole di Gheddafi, in particolare quelle in materia di immigrazione.
Ecco cosa ha scritto tra l'altro Deaglio sulla Stampa del 1 settembre:
Ecco cosa ha scritto tra l'altro Deaglio sulla Stampa del 1 settembre:
[...] E qui, purtroppo, occorre prendere atto di un’amara verità: quando parla del futuro dell’Europa e dell’Africa, il colonnello ha sostanzialmente ragione. Dietro al suo discorso ci sono cifre non confutabili. Nelle più recenti statistiche demografiche delle Nazioni Unite, la popolazione dell’Europa nel suo complesso è valutata a circa 730 milioni, Russia compresa (circa 450 se si considera soltanto l’Europa Occidentale); gli abitanti dell’Africa "nera", ossia dell’Africa sub sahariana sono circa 860 milioni. C’è quindi poco più di un africano "nero" per ogni europeo, mentre sessant’anni fa c’erano quasi tre europei per ogni africano. Intorno al 2030, secondo proiezioni statistiche attendibili, gli africani "neri" per ogni europeo saranno quasi due.Una dinamica demografica di questo tipo non può che riflettersi sui flussi migratori:
La popolazione africana "nera" cresce infatti di oltre 20 milioni l’anno e per conseguenza raggiungerà il miliardo nel 2017, nel 2020 sarà attorno a un miliardo e 80 milioni, nel 2030, in un’ipotesi media di crescita, circa 1.300 milioni. La popolazione europea rimarrà stazionaria fino al 2020 e comincerà a perdere oltre un milione di persone l’anno dopo quella data. Queste cifre già lasciano supporre che la popolazione dell’Africa sub-sahariana sia, dal nostro punto di vista, incredibilmente giovane, e le cose stanno effettivamente così: circa il 60 per cento degli africani "neri" ha meno di 25 anni mentre appena l’8 per cento ne ha più di 65; in Europa i dati corrispondenti sono pari a circa la metà per i giovani - che sono quindi il 30 per cento del totale - e circa il doppio per gli anziani, pari al 16 per cento del totale. Questo divario è destinato a peggiorare in maniera abbastanza sensibile nei prossimi due o tre quinquenni. [...]
[...] In confronto a noi gli africani "neri" sono mediamente poverissimi, vivono in una realtà in cui spesso è presente la guerra, sono assillati dall’Aids, in buona parte soffrono la fame, hanno un reddito per abitante (per quello che può valere questa misura) stimato attorno agli 800 - 1500 dollari contro i 30-40 mila dollari degli europei. Il lettore si ponga nei panni di un capofamiglia africano che ha a cura l’avvenire dei suoi figli: prende i suoi risparmi e a quello che ritiene più in gamba procura un posto su un autobus incredibilmente stipato sul quale le valigie di cartone sono un lusso. [...]Ergo, se si intende essere un minimo realisti (e responsabili):
[...] Per dire «no» a Gheddafi non bastano le parole, è necessaria una proposta alternativa. Questo governo non sembra certo averla, come non sembra averla l’intera classe politica europea; e bisogna ricordare che qualsiasi proposta alternativa ha un prezzo. Tale prezzo potrebbe essere inizialmente molto elevato, specie se si prevedono iniziative che comportino forti investimenti in Africa, magari con prospettive di mutuo vantaggio economico futuro dell’Africa e dell’Europa. L’opinione pubblica europea dovrebbe convincersi che, in qualche modo, il prezzo va pagato e che le condizioni di calma alle frontiere meridionali non dureranno in eterno. [...]
Etichette:
demografia,
immigrazione illegale,
Italia,
Libia,
Mario Deaglio,
Muammar Gheddafi,
Unione europea
lunedì 7 giugno 2010
L'Italia sempre più multietnica
L'Istat ha pubblicato oggi il bilancio demografico per il 2009. Dal quale risulta, come hanno titolato le maggiori agenzie di stampa, che "l'Italia è sempre più un paese multietnico". Colgo l'occasione per fare il punto su alcuni dati.
Innanzitutto la quota di stranieri residenti nel nostro Paese, secondo l'Istat, è pari al 7 per cento della popolazione totale (60.340.328 persone al 31 dicembre 2009). Nel 2008 gli stranieri erano invece 6,5 ogni 100 residenti.
L'Istat nota inoltre come la nostra popolazione cresca solo grazie al contributo degli immigrati. (Sia detto per inciso, è da capire - e non da dare per scontato - se questo costituisca un beneficio o meno. Alcuni ritengono lo sia in termini di equilibrio dei conti pubblici e in prospettiva della sostenibilità del nostro sistema pensionistico; altri potrebbero oppore l'argomento che i servizi sociali risultano "sovraccaricati", come pure l'ambiente urbano e naturale. Ma, ripeto, tutto questo è da approfondire). Quel che conta rilevare è che se i bambini stranieri nati vivi nel 1995 erano 9mila (1,7 per cento del totale), oggi sono 77mila (13,6 per cento del totale).
Quanto alla distribuzione sul territorio, la presenza straniera è concentrata soprattutto al Centro-Nord (9,8 per cento nel Nord-est; 9,3 per cento nel Nord-ovest e 9,0 per cento al Centro), mentre nel Mezzogiorno la quota di stranieri residenti è solo del 2,7 per cento.
Per quanto riguarda la composizione etnica della popolazione immigrata, l'Istat non fornisce dati disaggregati, e quindi occorre rifarsi ai numero del rapporto Caritas/Migrantes: prevale la provenienza europea (53,6 per cento), seguono africani (22,4 per cento), asiatici (15,8 per cento) e americani (8,1 per cento). Per avere qualche idea in termini assoluti: le prime cinque comunità superano la metà dell'intera presenza straniera: 800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini.
Innanzitutto la quota di stranieri residenti nel nostro Paese, secondo l'Istat, è pari al 7 per cento della popolazione totale (60.340.328 persone al 31 dicembre 2009). Nel 2008 gli stranieri erano invece 6,5 ogni 100 residenti.
L'Istat nota inoltre come la nostra popolazione cresca solo grazie al contributo degli immigrati. (Sia detto per inciso, è da capire - e non da dare per scontato - se questo costituisca un beneficio o meno. Alcuni ritengono lo sia in termini di equilibrio dei conti pubblici e in prospettiva della sostenibilità del nostro sistema pensionistico; altri potrebbero oppore l'argomento che i servizi sociali risultano "sovraccaricati", come pure l'ambiente urbano e naturale. Ma, ripeto, tutto questo è da approfondire). Quel che conta rilevare è che se i bambini stranieri nati vivi nel 1995 erano 9mila (1,7 per cento del totale), oggi sono 77mila (13,6 per cento del totale).
Quanto alla distribuzione sul territorio, la presenza straniera è concentrata soprattutto al Centro-Nord (9,8 per cento nel Nord-est; 9,3 per cento nel Nord-ovest e 9,0 per cento al Centro), mentre nel Mezzogiorno la quota di stranieri residenti è solo del 2,7 per cento.
Per quanto riguarda la composizione etnica della popolazione immigrata, l'Istat non fornisce dati disaggregati, e quindi occorre rifarsi ai numero del rapporto Caritas/Migrantes: prevale la provenienza europea (53,6 per cento), seguono africani (22,4 per cento), asiatici (15,8 per cento) e americani (8,1 per cento). Per avere qualche idea in termini assoluti: le prime cinque comunità superano la metà dell'intera presenza straniera: 800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini.
Etichette:
Caritas,
composizione etnica,
demografia,
Istat,
Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)