Chissà se qualcuno, in Italia, riprenderà (e magari commenterà) questi numeri sulla politica dell'immigrazione del presidente Democratico degli Stati Uniti, Barack Obama: "Circa 393mila persone sono state deportate (dagli Stati Uniti d'America, ndr) nell'anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2010, la metà delle quali ha commesso crimini, secondo una recente analisi della Associated Press. Il rapporto, che cita dati dello US Immigration and Customs Enforcement (ICE), afferma che 27.635 persone sono state deportate dopo aver ricevuto citazioni giudiziarie per guida in stato di ebbrezza, a fronte di 10.851 persone nell'ultimo anno completo sotto l'Amministrazione Bush". E ancora: "13.028 persone sono state deportate per violazioni meno gravi del codice della strada, ovvero tre voltre il numero (4.527) di quanti erano stati deportati due anni prima". (Fonte: Christian Science Monitor)
Siamo a circa 1.100 immigrati deportati al giorno dagli Stati Uniti, insomma. Ma al di là di questi numeri, che non dovrebbero stupire troppo chi segue le vicende delle politiche dell'immigrazione americana al netto di tanta retorica fatta sul presidente Democratico, la domanda interessante è un'altra: non è che Obama, dietro questo volto di ferro, stia in realtà nascondendo un sostanziale appeasement nei confronti dei datori di lavoro di immigrati irregolari? Secondo i Repubblicani, infatti, mentre aumentano le deportazioni per infrazioni al codice della strada (!), sarebbero diminuiti i controlli sui posti di lavoro. Da verificare.
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domenica 24 luglio 2011
martedì 7 settembre 2010
Le ragioni del Colonnello Gheddafi
Chi scrive non ha in simpatia il dittatore libico, Muammar Gheddafi, che anche quando chiude "buoni" affari con l'Italia, resta un autocrate spietato dal passato truculento e dal presente poco conosciuto. Eppure Mario Deaglio, sulla Stampa, fa bene a prendere sul serio alcune delle parole di Gheddafi, in particolare quelle in materia di immigrazione.
Ecco cosa ha scritto tra l'altro Deaglio sulla Stampa del 1 settembre:
Ecco cosa ha scritto tra l'altro Deaglio sulla Stampa del 1 settembre:
[...] E qui, purtroppo, occorre prendere atto di un’amara verità: quando parla del futuro dell’Europa e dell’Africa, il colonnello ha sostanzialmente ragione. Dietro al suo discorso ci sono cifre non confutabili. Nelle più recenti statistiche demografiche delle Nazioni Unite, la popolazione dell’Europa nel suo complesso è valutata a circa 730 milioni, Russia compresa (circa 450 se si considera soltanto l’Europa Occidentale); gli abitanti dell’Africa "nera", ossia dell’Africa sub sahariana sono circa 860 milioni. C’è quindi poco più di un africano "nero" per ogni europeo, mentre sessant’anni fa c’erano quasi tre europei per ogni africano. Intorno al 2030, secondo proiezioni statistiche attendibili, gli africani "neri" per ogni europeo saranno quasi due.Una dinamica demografica di questo tipo non può che riflettersi sui flussi migratori:
La popolazione africana "nera" cresce infatti di oltre 20 milioni l’anno e per conseguenza raggiungerà il miliardo nel 2017, nel 2020 sarà attorno a un miliardo e 80 milioni, nel 2030, in un’ipotesi media di crescita, circa 1.300 milioni. La popolazione europea rimarrà stazionaria fino al 2020 e comincerà a perdere oltre un milione di persone l’anno dopo quella data. Queste cifre già lasciano supporre che la popolazione dell’Africa sub-sahariana sia, dal nostro punto di vista, incredibilmente giovane, e le cose stanno effettivamente così: circa il 60 per cento degli africani "neri" ha meno di 25 anni mentre appena l’8 per cento ne ha più di 65; in Europa i dati corrispondenti sono pari a circa la metà per i giovani - che sono quindi il 30 per cento del totale - e circa il doppio per gli anziani, pari al 16 per cento del totale. Questo divario è destinato a peggiorare in maniera abbastanza sensibile nei prossimi due o tre quinquenni. [...]
[...] In confronto a noi gli africani "neri" sono mediamente poverissimi, vivono in una realtà in cui spesso è presente la guerra, sono assillati dall’Aids, in buona parte soffrono la fame, hanno un reddito per abitante (per quello che può valere questa misura) stimato attorno agli 800 - 1500 dollari contro i 30-40 mila dollari degli europei. Il lettore si ponga nei panni di un capofamiglia africano che ha a cura l’avvenire dei suoi figli: prende i suoi risparmi e a quello che ritiene più in gamba procura un posto su un autobus incredibilmente stipato sul quale le valigie di cartone sono un lusso. [...]Ergo, se si intende essere un minimo realisti (e responsabili):
[...] Per dire «no» a Gheddafi non bastano le parole, è necessaria una proposta alternativa. Questo governo non sembra certo averla, come non sembra averla l’intera classe politica europea; e bisogna ricordare che qualsiasi proposta alternativa ha un prezzo. Tale prezzo potrebbe essere inizialmente molto elevato, specie se si prevedono iniziative che comportino forti investimenti in Africa, magari con prospettive di mutuo vantaggio economico futuro dell’Africa e dell’Europa. L’opinione pubblica europea dovrebbe convincersi che, in qualche modo, il prezzo va pagato e che le condizioni di calma alle frontiere meridionali non dureranno in eterno. [...]
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giovedì 17 giugno 2010
Anche l'America ha i suoi Cie
Che il più grande paese di immigrazione del mondo sviluppato, gli Stati Uniti, abbia un equivalente dei nostri Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione) forse dovrebbe far riflettere quanti ne chiedono l'abolizione tout court. Detto questo, Oltreoceano si sta pensando a come migliorare le condizioni di questi centri. Così scrive l'Huffington Post:
In an agreement U.S. immigration officials hope will begin to reshape the entire 30,000-bed detention system, some asylum-seekers and immigrants awaiting deportation proceedings could soon be held in facilities where they can wear their own clothes, participate in movie and bingo nights, eat continental breakfasts and celebrate holidays with visiting family members. [...] A 2009 review by The Associated Press of everyone in custody nationwide on a single night found that nearly three-fifths of detainees had no criminal convictions, even for minor offenses such as trespassing. Many are held only a few nights before being deported, while others – particularly those seeking asylum from persecution in their home countries – can stay in custody for months or years while their cases are decided by an overburdened immigration court system. [...]
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