giovedì 17 giugno 2010

Anche l'America ha i suoi Cie

Che il più grande paese di immigrazione del mondo sviluppato, gli Stati Uniti, abbia un equivalente dei nostri Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione) forse dovrebbe far riflettere quanti ne chiedono l'abolizione tout court. Detto questo, Oltreoceano si sta pensando a come migliorare le condizioni di questi centri. Così scrive l'Huffington Post:
In an agreement U.S. immigration officials hope will begin to reshape the entire 30,000-bed detention system, some asylum-seekers and immigrants awaiting deportation proceedings could soon be held in facilities where they can wear their own clothes, participate in movie and bingo nights, eat continental breakfasts and celebrate holidays with visiting family members. [...] A 2009 review by The Associated Press of everyone in custody nationwide on a single night found that nearly three-fifths of detainees had no criminal convictions, even for minor offenses such as trespassing. Many are held only a few nights before being deported, while others – particularly those seeking asylum from persecution in their home countries – can stay in custody for months or years while their cases are decided by an overburdened immigration court system. [...]

domenica 13 giugno 2010

Oliviero Beha e il mito del buon selvaggio

Per qualche ragione ho appena finito di leggere un libro di Oliviero Beha, "Dopo il diluvio" (Chiarelettere, 2010). Niente "contro-informazione", come promettono prima pagina, occhielli vari, citazioni famose nel retro di copertina e via dicendo. Nel libro c'è molta fuffa e pochi meriti. La fuffa è nell'abuso di frasi di questo genere: "La catena si è spezzata. Spesso per i giovani è meglio non avere esempi se sono quelli che sappiamo e cominciare da capo, senza radici e senza bussola". Tra le pochissime informazioni presenti, e tra quelle rilevanti che poi si contano sulle dita di una mano, segnalo invece alcuni dati di una ricerca sull'analfabetismo e il tasso di istruzione italiano svolta dal linguista Tullio De Mauro.
E l'immigrazione, cosa c'entra? Poco, se non che alla fine del libro si legge in un paragrafo una chiara esposizione del "mito del buon selvaggio" applicato alla popolazione immigrata:
E il più importante fenomeno sociale, culturale, economico e politico che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno (Beha infatti gli dedica 2 (due) pagine su 234, ndb) e che forse per questo non 'vediamo' abbastanza e 'guardiamo' solamente, è di certo quello dell'immigrazione, specie quella extracomunitaria. Cambia l'Italia, in tutti i suoi aspetti, ci cambia di dentro e di fuori, noi post-italiani, con un'umanità assai più motivata e meno 'brulla' in quel terreno prepolitico di cui parlavo prima, più legata all'essenziale e meno strafatta dal superfluo come accade da tempo ormai a noi, un'umanità già 'politica' oggettivamente ma destinata a diventarlo sempre di più senza virgolette, politica nella vita di tutti i giorni, politica nelle urne anche con tutte le battaglie, i disagi, le campagne per diritti/doveri ancora da affrontare.
Una cosa vera, subito dopo, Beha però la dice:
E mentre la Lega fa il 'viso dell'armi' a qualcuno e profitta del voto di qualche altro sul territorio, mentre l'opposizione ciarla in libertà o poco più senza una autentica politica riconoscibile fuori dalle retoriche di posizione, la Chiesa si è da un pezzo organizzata.

mercoledì 9 giugno 2010

Ecco chi vince in Olanda

Domani si vedrà chi ha vinto le elezioni olandesi. Intanto ecco i punti cardinali del programma di austerity fiscale proposto dal partito favorito, il People's Party for Freedom and Democracy (VVD).
* 20 billion euros in cuts through 2015
* A further 10 billion euros in cuts through 2019
* 25 percent fewer politicians, 50 percent fewer ministers
* Cut development aid, EU contributions in half
* No benefits for immigrants in their first 10 years

Svolta nel Regno Unito? Troppo presto per dirlo, ma c'è un segnale

Alle recenti elezioni inglesi, secondo gli analisti, i Laburisti avrebbero perso un bel po' di voti sul tema dell'immigrazione. A dimostrarlo, indirettamente, ci sono i nuovi toni che ora la sinistra inglese utilizza sul tema. Ma gli Inglesi, per cosa hanno votato? Il fatto che al governo ci sia una coalizione (tra Tories e LibDem), potrebbe rendere il tutto un po' meno chiaro. Ma intanto, ecco una prima misura presa dall'esecutivo di David Cameron.

Secondo quanto riportato dalla Reuters, d'ora in poi gli immigrati extra-comunitari che sposano cittadini inglesi e si trasferiscono nel Regno, devono sostenere obbligatoriamente un test di lingua inglese per ottenere un visto. La stessa regola vale anche per le coppie non sposate. Theresa May, Home Secretary del governo Cameron, ha spiegato che parlare inglese è un pre-requisito necessario a chiunque voglia vivere nel Paese: "Il nuovo requisito per i partner contribuirà a promuovere l'integrazione, a rimuovere le barriere culturali e a proteggere i servizi pubblici".

Interessante notare, infine, come una misura del genere fosse stata già decisa dal Labour, che però aveva previsto sarebbe entrara in vigore nel 2011. Cameron ha deciso di accelerare, annunciando - per bocca di Theresa May - che questa di oggi è soltanto la prima di un più vasto insieme di misure tese ad "assicurare che l'immigrazione sia gestita propriamente e a beneficio del Regno Unito.

Sull'immigrazione i Laburisti inglesi ci ripensano?

La battaglia per la successione a Gordon Brown alla guida del Partito Laburista inglese è entrata nel vivo. E ora i maggiori candidati tornano a parlare di immigrazione, dopo che la campagna elettorale per le elezioni nazionali, sul tema, era stata contrassegnata per la sinistra soprattutto da una grave gaffe del primo ministro uscente.
I toni usati sono molto innovativi. Peccato che praticamente smentiscano un decennio di politiche laburiste, come sottolinea anche Harriet Sergeant - con una certa ruvidità - in questo articolo sul Daily Mail.

Update: Qui potete leggere integralmente l'articolo del candidato alla leadership laburista Ed Balls, apparso domenica sul Guardian.

lunedì 7 giugno 2010

L'Italia sempre più multietnica

L'Istat ha pubblicato oggi il bilancio demografico per il 2009. Dal quale risulta, come hanno titolato le maggiori agenzie di stampa, che "l'Italia è sempre più un paese multietnico". Colgo l'occasione per fare il punto su alcuni dati.
Innanzitutto la quota di stranieri residenti nel nostro Paese, secondo l'Istat, è pari al 7 per cento della popolazione totale (60.340.328 persone al 31 dicembre 2009). Nel 2008 gli stranieri erano invece 6,5 ogni 100 residenti.

L'Istat nota inoltre come la nostra popolazione cresca solo grazie al contributo degli immigrati. (Sia detto per inciso, è da capire - e non da dare per scontato - se questo costituisca un beneficio o meno. Alcuni ritengono lo sia in termini di equilibrio dei conti pubblici e in prospettiva della sostenibilità del nostro sistema pensionistico; altri potrebbero oppore l'argomento che i servizi sociali risultano "sovraccaricati", come pure l'ambiente urbano e naturale. Ma, ripeto, tutto questo è da approfondire). Quel che conta rilevare è che se i bambini stranieri nati vivi nel 1995 erano 9mila (1,7 per cento del totale), oggi sono 77mila (13,6 per cento del totale).


Quanto alla distribuzione sul territorio, la presenza straniera è concentrata soprattutto al Centro-Nord (9,8 per cento nel Nord-est; 9,3 per cento nel Nord-ovest e 9,0 per cento al Centro), mentre nel Mezzogiorno la quota di stranieri residenti è solo del 2,7 per cento.

Per quanto riguarda la composizione etnica della popolazione immigrata, l'Istat non fornisce dati disaggregati, e quindi occorre rifarsi ai numero del rapporto Caritas/Migrantes: prevale la provenienza europea (53,6 per cento), seguono africani (22,4 per cento), asiatici (15,8 per cento) e americani (8,1 per cento). Per avere qualche idea in termini assoluti: le prime cinque comunità superano la metà dell'intera presenza straniera: 800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini.

domenica 6 giugno 2010

I numeri di Obama

Sono cifre e fatti che dovremo controllare. Intanto li riporto così come scritti da Ruben Navarrette Jr., columnist del San Diego Union-Tribune.
The Obama administration deported more illegal immigrants last year than the Bush administration did in its final year in office. There are 20,000 Border Patrol agents, more than any other federal law enforcement agency. The Border Patrol budget was $3 billion last year and it has increased almost tenfold since 1992. Not exactly an "open border" policy.

Sognare per legge: il Dream Act

Ancora sull'Arizona, visto che la legge sull'immigrazione approvata da questo Stato americano sta offrendo molti spunti di dibattito sul tema dell'immigrazione negli Stati Uniti. In particolare, segnalo un articolo di Marjorie Valbrun apparso oggi sul Washington Post ("Amid Arizona immigration protests, a new generation dreams of the Dream Act"). Valbrun è una giornalista, ma anche una dirigente di America's Voice, un'advocacy group sull'immigrazione con base nella capitale americana. Interessante l'intervento per il fatto che descrive un nuovo gruppo di oppositori della legge restrittiva approvata in Arizona, quello formato da giovani laureati ancora clandestini, arrivati da minorenni nel Paese insieme ai genitori. Sarebbero 1,5 milioni su un totale di 11 milioni di clandestini americani, e chiedono una legge ad hoc per loro: il "Dream Act".
[...] Like the rest of the crowd, they came to protest Arizona's controversial new immigration enforcement law, but they also sought recognition of a long-sought goal -- passage of the Dream Act, federal legislation that would provide a path toward legal status for people like them, undocumented immigrants who were brought to this country as children by their parents.

[...] It's something their parents, for the most part, would never thinkof doing. But as this group of mostly 20-somethings sees it, they are American in every way -- except on paper. They have lived in the United States for at least 10 years. They speak perfect English and attended grade schools and universities here. They have American friends, American lifestyles and typical American sensibilities. And what's more American than speaking out?

[...] They support comprehensive reform that would provide a path to legalization for the estimated 11 million undocumented immigrants living in this country, but they want separate legislation -- "a down payment" for the roughly 1.5 million people who would be eligible for the Dream Act -- passed in the interim.


[...] The legislation has languished in Congress for nearly a decade, despite lobbying by the students and immigrant advocacy organizations. If passed, it would permit certain undocumented students to become permanent legal residents if they came to this country before age 16 and attend college or enlist in the military.

martedì 1 giugno 2010

La legge dell'Arizona e le argomentazioni pro-legalizzazione

Della stretta legislativa sull'immigrazione in Arizona abbiamo già detto, come pure delle manifestazioni e di alcune delle motivazioni in campo. Steve Chapman, su RealClearPolitics, si schiera contro la legge dell'Arizona facendo ricorso alle argomentazioni di un think tank libertario, il Cato Institute:
"Un tranquillo ventiquattrenne del Messico o dell'America centrale, con la voglia di lavorare e che sia venuto a sapere di un lavoro per il quale negli Stati Uniti nessun cittadino si rende disponibile, non ha alcun mezzo legale di entrare negli Stati Uniti", scrive Daniel Griswold, analista del libertario Cato Institute. Gli stranieri in possesso di qualifiche che sono richieste (in-demand skills), come gli informatici, potrebbero ottenere un visto di lavoro. Anche i parenti prossimi di immigrati legali possono essere ammessi, anche se spesso devono attendere anni. Ma se non rientri in una di queste categorie, beh, come si dice 'fugheddaboutit' in Spagnolo?
Eppure dev'essere possibile scegliere di governare l'immigrazione senza adeguarsi per forza alla legge della domanda e dell'offerta. Cosa rispondere dunque a chi ritiene insostenibile un certo numero 'x' di immigrati? Chapman ha una risposta anche per loro:
Xenophobes might fear that expanding legal immigration would produce a big jump in the foreign-born population. That's unlikely, because in this realm, the paradoxical often prevails. Trying to lock down the border has not stanched the flow of unauthorized newcomers from the south, but it has made the trip much more dangerous and expensive. So illegal foreigners who once came and left now come and stay. Thirty years ago, nearly half of undocumented arrivals departed within a year. Today, only one in 14 does. If most of the 12 million illegal immigrants were to gain authorized status, many would feel free to return to their native countries, and some would remain there. Permitting more legal immigrants, oddly, could reduce the number of total immigrants. If there is any lesson from recent experience, it's that foreigners are going to come here one way or another. The best option is to admit far more of them through wider legal channels.